Perché ho scelto di fare l'au pair
Avevo sempre desiderato andare all’estero, ma dopo la scuola non avevo mai fatto un anno sabbatico né un lungo viaggio. Tuttavia, dopo aver completato la formazione da infermiera a 20 anni, sono andata in Thailandia per un mese e quel viaggio ha cambiato qualcosa in me. Ricordo di aver pensato: “Non voglio ancora tornare a casa. Voglio vedere altro”.
Quando sono tornata in Germania, ho iniziato a lavorare come infermiera nel reparto di terapia intensiva neonatale. Ho lavorato lì per un anno e mezzo. Mi piaceva molto occuparmi dei bambini, ma dopo un po’ mi sono resa conto che non ero più davvero felice.
Un giorno, al lavoro, un medico mi ha chiesto: «Che ci fai qui se in questo momento non sei felice?»
Quella domanda mi è rimasta impressa. Ho iniziato a cercare modi per andare all’estero continuando a fare qualcosa di significativo con i bambini ed è così che ho scoperto l’au pair.
Non ho voltato le spalle alla professione infermieristica. In realtà ho ottenuto un anno di congedo speciale dal mio capo, il ché ha reso la decisione molto più realistica. Potevo prendermi una pausa, vivere l’esperienza di un altro Paese e sapere comunque che la mia carriera non era finita.
La famiglia giusta per me
Quando ho trovato la mia famiglia ospitante, ho pensato che il loro profilo potesse essere falso perché sembrava troppo perfetto.
Mi ero appena iscritta su AuPairWorld e in men che non si dica mi sono imbattuta in una famiglia in Canada. Vivevano in una piccola città, avevano due figli e cercavano qualcuno che li aiutasse a prendersi cura di un bambino con bisogni speciali.
Era esattamente il tipo di incarico che avevo sperato di ottenere. Tuttavia, volevo assicurarmi che fosse davvero la scelta giusta e che non ci fossero segnali di allarme a cui dovessi prestare attenzione.
Ho mandato loro un messaggio e mi hanno risposto quasi subito. Ci siamo sentiti una volta al telefono e ci siamo scambiati un sacco di messaggi per conoscerci meglio e discutere i dettagli. Ho chiesto loro della loro routine quotidiana, dei bambini, di cosa si aspettassero da me e di come sarebbe stata la vita a Lillooet.
Quelle conversazioni mi hanno aiutato a sentirmi più sicura prima di prendere la mia decisione. Circa sei mesi dopo, mi sono trasferita in Canada. A volte faccio ancora fatica a credere a quanto tutto sia andato per verso giusto.