Diventare una famiglia ospitante in Italia
Non vediamo l'ora che arrivi la prossima au pair

Sebbene amici e conoscenti avessero tentato di farli desistere dall'accogliere un au pair, la famiglia di Ilaria in Italia non si è fatta intimorire e oggi sono tutti orgogliosi di dire „Non vediamo l'ora che arrivi la prossima au pair!“



Iniziamo dalle presentazioni

Ilaria with her family.Mi presento: sono Ilaria, la mamma di una famiglia di 5 persone. Siamo mio marito, io e i nostri tre bellisimi bambini. Emanuele 7, Eleonora 5 e Francesco 1 e mezzo. Ecco l'esperienza con le ragazze trovate grazie al vostro sito. Allego anche qualche foto.

Abbiamo seguito il nostro istinto

Abbiamo avuto due esperienze con ragazze alla pari, entrambe inglesi, entrambe durante l’estate. La prima volta che abbiamo scelto di ospitare una ragazza non è stato per niente facile. Tutti ci dicevano: “non sapete chi vi mettete in casa! Siete veramente sicuri?”. Noi però siamo andati avanti per la nostra strada e devo dire che per fortuna non abbiamo dato ascolto a nessuno e ci siamo fidati del nostro istinto. Ora non vediamo l’ora che arrivi la prossima au pair!

Un'esperienza formativa per la famiglia e per l'au pair

Dobbiamo dire dopo entrambe le esperienze, ci siamo sentiti arricchiti, sia noi che i nostri tre bambini. Penso che condividere la casa e la vita per qualche mese (purtroppo non siamo ancora riusciti ad avere esperienze più lunghe) è veramente formativo sia per la famiglia ospitante che per l’au pair: è un’esperienza unica, da cui si esce maturati, migliorati, più ricchi. Vorremmo che la nostra famiglia fosse un po’ internazionale, sì italiana ma anche un po’ inglese e chi lo sa magari in futuro anche spagnola, francese…. E questo non solo per la lingua: ci siamo scambiati le ricette in cucina, abbiamo imparato certe abitudini inglesi con i bambini che non sono niente male. A questo proposito, abbiamo insegnato ai bambini a dire 5 cose belle prima di avere il permesso di alzarsi da tavola. Questo ha un doppio vantaggio: farli stare a tavola più a lungo e mettere l’accento sulle cose positive della giornata.

Nonostante un inizio faticoso la nostra au pair non si è mai persa d'animo

La prima ragazza, arrivata da noi la scorsa estate, stava studiando per diventare maestra elementare ed era particolarmente interessata ad entrare in relazione subito con i bambini ed in maniera positiva. All’inizio, però, non è stato per niente facile, soprattutto per via della lingua. Mio marito ed io parliamo l’inglese abbastanza bene, ma doverlo parlare tutto il giorno, soprattutto all’inizio è stata una grossissima fatica. Per i bambini poi l’inizio è stato quasi terribile: loro piangevano perché non la capivano e perché anche io, la mamma, parlavo una lingua per loro incomprensibile. In più, proprio per via delle difficoltà della lingua, a volte mi era più facile fare qualcosa in prima persona piuttosto che chiederlo a lei e questo poteva rallentare l’integrazione della ragazza nella nostra famiglia. La cosa, per cui l’ammiro tantissimo, è che lei non si è persa d’animo per niente e, se i bambini non capivano l’inglese, poco male: giocando a terra con loro, si faceva capire facendo versi simpaticissimi.

Ed ora siamo diventati la sua famiglia italiana

Giving the kids a cuddle.Da parte mia e di mio marito poi c’è stata una grande accoglienza, dato che pensiamo che un’au pair debba essere parte della famiglia in tutti i sensi, quindi nelle fatiche quotidiane sì, ma anche nei momenti più belli di ogni giornata. E così giorno dopo giorno l’abbiamo sentita sempre di più diventare parte della nostra famiglia. Il giorno della sua partenza le nostre lacrime hanno invaso l’aeroporto. La cosa bella è che anche adesso (in realtà ormai non ci vediamo da un anno!) la sentiamo ancora parte della nostra famiglia e lei ci scrive chiamandoci “la mia famiglia italiana”… e devo dire che per me è proprio un piacere e anche motivo di orgoglio essere chiamata così e mi piace tantissimo rispondere spesso alle sue mail e alle richieste di consigli di questa “figlia” inglese un po’ cresciuta, perché questo mi rende ancora parte della sua vita.

Un pezzo di noi se ne è andato anche con la nostra seconda ragazza

Con la seconda ragazza l’esperienza è stata diversa, ma non per questo meno formativa, per noi e per lei. L’accoglienza da parte nostra è stata la stessa, anche perché sapevamo già cosa ci aspettava e poi l’accoglienza fa proprio parte dello stile della nostra famiglia. Lei invece è un po’ partita in sordina, anche se in realtà aveva un compito meno difficile della ragazza dell’anno prima, perché i bambini sapevano già a cosa andavano incontro e un po’ d’inglese ormai lo capivano. Poi ha confessato la sua sensazione: all’inizio si sentiva in vacanza e quindi non riusciva ad entrare in rapporto con i bimbi. Allora ci siamo detti: “O si cambia o si torna a casa”. E’ cambiata! Alla fine i bambini soprattutto il piccolino di un anno e mezzo l’hanno amata tantissimo. Adesso ci chiedono: “Quando torna?”. Ovviamente ( è partita da poco) siamo ancora in contatto ed io sento che c’è un altro pezzettino della nostra famiglia in Inghilterra. Ora vorrei già subito iniziare cercare una ragazza per l’anno prossimo….

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