Claudia e la sua famiglia dall'Italia

Un'estate e due esperienze alla pari, l'una diversa dall'altra. Claudia e la sua famiglia in Italia ci raccontano come è andata.



Quest’estate abbiamo avuto due esperienze alla pari che, a loro modo, sono state molto diverse tra loro. Avendo già ospitato in passato delle ragazze, sapevamo come comportarci per quanto riguarda l'organizzazione pratica del soggiorno. Abbiamo dapprima fornito alle ragazze una descrizione molto approfondita del loro arrivo, con particolare attenzione ai dettagli riguardanti la nostra famiglia: dal cibo, alle abitudini, ai compiti richiesti. Per noi non era fondamentale la conoscenza della lingua (avendo io una buona padronanza della lingua inglese); l'importante era la voglia di interagire con noi come famiglia e di aprirsi all’esperienza alla pari assaporandone anche i lati “quotidiani”. Avevamo pertanto specificato le ore di lavoro, richiedendo flessibilità, lasciando piena autonomia nella gestione del tempo con le nostre figlie,  non assegnando una “tabella dei lavori e degli orari” ma chiedendo poche cose e sempre le stesse, più che altro di supporto alle faccende quotidiane.

La prima esperienza Claudia dall'Italia

La prima esperienza è stata assolutamente da ricordare! Come famiglia ospitante avevo paura di non essere in grado di offrire all'au pair il soggiorno che aveva immaginato. Avevo paura che, nonostante lo avessimo specificato sin da subito, il piccolo paesino o la vita di una famiglia modesta potessero risultare “poco attraenti” per una diciottenne, ma...fortunatamente non è stato così. Siamo stati la famiglia ospitante di Zoè, una ragazza proveniente dalla Normandia, per un totale di due mesi e mezzo. Due mesi e mezzo che non dimenticheremo mai, tanto che stiamo già cercando il volo per andare a trovarla a gennaio. Non ci sarebbero solo 10, 20, 30 cose  da raccontare che abbiamo davvero amato dell'essere una famiglia ospitante; in verità ci manca tutto di quella ragazza! Il suo sorriso, la sua disponibilità, la curiosità e l'apertura, dalla semplice passeggiata per i campi coltivati insieme, alla vacanza che abbiamo condiviso in Croazia, alla preparazione di tanti piatti italiani e all’insegnamento di ricette e dei "segreti della nonna".

Come vi siete conosciuti?

Ci siamo scritti molto prima del suo arrivo, visti su Skype e lei ha preso contatto diretto con le bambine, a volte scrivendo email personalizzate a ognuna di loro, ricordandosi gli “appuntamenti speciali”. Zoè  si è dimostrata una ragazza aperta, pronta a interagire con tutti e a entrare a far parte della comunità, curiosa e al tempo stesso rispettosa dei ritmi della famiglia, delle esigenze delle bambine e delle attività quotidiane. Pronta a dare una mano in casa senza che le venisse richiesto. Si è sentita un membro della famiglia e come tale si è comportata. Ha partecipato alle feste di compleanno così come a quelle della scuola, al saggio di danza e a tanto altro dando un supporto e gustandosi tutti gli aspetti della nostra famiglia. È stato piacevole anche solo stare sul divano a guardare e commentare i film di Harry Potter mangiando un gelato! Complice l’estate, la nostra posizione “fortunata” e il tempo libero, abbiamo visitato Verona, il lago d’Iseo, Ponte di Legno, il lago di Garda, Venezia, Bergamo e altri paesi. Abbiamo vissuto insieme una settimana di vacanza in Croazia. Le bambine hanno iniziato a familiarizzare con il francese e hanno vissuto con gioia l’estate a casa loro, con una sorella maggiore che era felice di occuparsi di loro e di fare giochi creativi.

La seconda esperienza

Pronti per la seconda esperienza estiva, abbiamo accolto con la stessa idea e disponibilità anche la nostra nuova au pair. Questa seconda esperienza non si è rivelata tanto positiva quanto la prima, ma mi ha dato comunque la possibilità di imparare qualcosa, ed è ciò che vorrei condividere con le famiglie e i futuri au pair. Ho imparato, ad esempio, a fidarmi del mio intuito e a saper cogliere i dubbi, le incertezze e le titubanze nell’au pair. Ho sempre ritenuto fondamentale parlare e sono stata chiara rischiando di sembrare ripetitiva anche prima dell' arrivo. Se avessi visto atteggiamenti che non gradivo, lo avrei detto senza indugi. Il breve periodo di permanenza richiesto (in questo caso sarebbe stato di 6 settimane ma è risultato poi essere di 3) lasciava poco tempo per indugiare nell’attesa! Ritengo che la diversità possa essere un arricchimento solo se entrambe le parti parlano, se si confrontano, pronte insomma a donare se stesse nello scambio. Per noi ospitare un’au pair significava aprire il nostro cuore a un’altra persona, non solo per i mesi di permanenza da noi, ma per sempre! Ero stata molto esplicita in questo: cercavo qualcuno che gioisse del tempo con noi. Il carattere conta, ma la “buona disposizione d’animo” ancora di più. Dal momento che l’inizio della scuola era prossimo, con questa seconda ragazza alla pari non è stato purtroppo possibile proporre continuamente viaggi ed escursioni. Forse anche per questo motivo, unito ad alcune predisposizioni di carattere della ragazza, è mancata un po' la gioia e la serenità dei rapporti.

 Claudia dall'Italia, 2Quale consiglio dare dunque ai futuri au pair?

Assicuratevi di essere pronti a gestire la lontananza da casa, a fare questo salto, a vivere il vostro tempo occupandovi dei bambini, ognuno con il proprio carattere, come fratelli maggiori, non in competizione o con paura del rapporto con i bambini. Dovete essere voi il “timone” dell’esperienza e impostare sin da subito il rapporto che vi piacerebbe avere. Se non avete esperienze precedenti, non importa; bastano il sorriso e la voglia di imparare e di aprirsi a nuove sfide. Si tratta di buttarsi nella vita di bambini che aspettano, magari da mesi, il vostro arrivo. Bambini che vi hanno scritto, che vi hanno visto su Skype e che sono curiosi e fiduciosi che il vostro sarà un rapporto bello e piacevole! Vi state impegnando in un rapporto umano e di lavoro, per cui ci sono obblighi e responsabilità. I genitori vi affidano i loro figli, la cosa più importante che hanno, vi danno fiducia e fanno affidamento sul vostro aiuto e sul vostro rispetto degli impegni presi. È normale la nostalgia di casa, è normale far fatica a interagire in un paese che non è il vostro, in una lingua che non è la vostra. Ma, a volte, non è fondamentale tanto la lingua, quanto la voglia di provarci!

In definitiva, un grazie va comunque al sito AuPairWorld perché ci ha aperto un mondo! 

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