Soggiorno alla pari in Svezia
Chiara in Svezia: Non è stato sempre facile, ma sono pienamente soddisfatta di aver fatto questa scelta!

Chiara ci racconta di un'estate passata nel paese dei suoi sogni: la Svezia. A volte è stato difficile, ma i suoi amici l'hanno sempre sostenuta e tornerà a trovarli. Chiara ha anche qualche consiglio da dare ai futuri au pair.



Mi chiamo Chiara, ho vent'anni, sono delle Marche e studio lingue all'Università di Venezia. Una delle mie lingue di studio è lo svedese poichè mi ha sempre affascinato la Svezia e un domani mi piacerebbe trasferirmi lì per studiare e lavorare. Non ho mai avuto la possibilità di viaggiare, ma, avendo tutta l'estate libera dagli impegni universitari e avendo sentito alcune esperienze di ragazze partite all'estero come au pair, ho deciso di mettermi anche io alla ricerca di una famiglia ospitante.

Leggendo le testimonianze su AuPairWorld mi sono convinta anch'io a partire

Ho cercato la famiglia tramite AuPairWorld e dopo due settimane, una chiamata su Skype e una chiamata al telefono ho deciso di accettare! Avevo studiato lo svedese per un semestre e quindi sapevo già le cose di base, per il resto a eccezione di qualche lavoretto come baby sitter, non avevo mai fatto l'au pair, ma dopo aver letto alcune testimonianze anche su AuPairWorld, mi sono convinta!
Ho scelto una famiglia di tre persone: padre, madre e bambino di nove anni. I genitori gestiscono due ristoranti, uno a Stoccolma e uno in una località sul mare a sud della capitale, quindi avevano bisogno di un'au pair che si prendesse cura del bambino quando la mamma era al lavoro. Mi era stato detto cinque, massimo sei ore al giorno dal mese di giugno al mese di settembre.

Un saluto rapido e una partenza organizzata in quattro e quattr'otto

Prima della partenza ero molto emozionata! Era la mia primissima esperienza lavorativa e la stavo per vivere nel paese dei miei sogni! Sono partita due giorni dopo aver dato il mio ultimo esame all'università prima della pausa estiva e quindi ho anche avuto poco tempo per realizzare che sarei andata dall'altra parte d'Europa! Tuttavia sono bastati questi due giorni per fare la valigia, salutare amici e parenti e infine salire sull'aereo per la prima volta completamente da sola. Le mie aspettative erano di lavorare, ovviamente, ma anche studiare lo svedese e imparare di più sulla cultura scandinava. Inoltre avevo anche amici svedesi conosciuti a Venezia e quindi anche qualche appoggio per quanto riguarda la vita notturna o in caso di problemi.

La Svezia con i suoi spazi verdi: è qui che voglio vivere un giorno!

Ho apprezzato moltissimo la Svezia e il verde che c'è intorno alla capitale, Stoccolma. Impensabile per me che ora vivo a Venezia dove non ci sono molti spazi verdi. Dopo questa esperienza sono convinta più che mai che è in Svezia che voglio vivere un giorno, quindi sono pienamente soddisfatta di aver fatto questa scelta! I miei compiti consistevano nel prendermi cura di un solo bambino di nove anni, bellissimo, biondo e con gli occhi azzurri! Un vero angelo che mi obbediva sempre e che ha fatto i capricci solo per un paio di giorni in tutto il periodo che abbiamo passato insieme.

A Stoccolma, dove ho passato con la famiglia l'intero mese di giugno e metà del mese di agosto, dovevo alzarmi alle sette, preparare la colazione al bambino e accompagnarlo a scuola. Poi pulire la casa, stirare, occuparmi del giardino e del loro cane. Di solito alle tre del pomeriggio andavo a riprendere il bambino a scuola e dovevo stare con lui fino alle sei, quando la mamma tornava a casa dal lavoro. La mia giornata nella casa estiva, dove abbiamo passato tutto il mese di luglio e metà mese di agosto, era ben diversa. Dovevo alzarmi intorno alle nove e stare con il bambino fino alle undici di sera. Durante la giornata andavamo al mare, a spasso con il cane, in bicicletta o comunque il più possibile all'aria aperta in quanto il sole in Svezia in questo periodo dell'anno è sempre alto e tutti gli svedesi ne approfittano per uscire, quindi la sera ero davvero stanca morta!

Non tutto però va sempre per il verso giusto

Devo dire che la famiglia non è stata molto sincera con me. Avevamo deciso che avrei dovuto lavorare cinque ore al giorno, quando la mamma era al ristorante a lavorare part-time come capo cameriera, ma in realtà lavoravo dalle dieci alle dodici ore al giorno. Moltissime volte quando eravamo nella località sul mare mi lasciava in casa con il bambino, il frigo vuoto a eccezione di pochissime cose basilari, senza soldi e senza macchina per raggiungere il negozio più vicino che era a quaranta minuti dalla loro abitazione. Ho iniziato ad avere i primi giorni duri nel mese di luglio, quando la mamma mi ha fatto lavorare per dodici ore al giorno tutti i giorni per un mese, senza neanche una mezza giornata libera per studiare o almeno per vedere i miei amici.

Nonostante tutti i miei sforzi per rendere piacevoli le giornate, la mamma ribadiva in continuazione che non si fidava di me e che era sicura che io lasciassi stare il bambino per ore e ore di fronte alla televisione mentre mi facevo gli affari miei. La mamma era anche molto esigente con le faccende di casa e per quanto riguardava il mio lavoro con il bambino diceva che non si fidava a lasciarlo con me e che aveva l'impressione che lo viziassi troppo o che non rispettassi le regole che lei mi aveva imposto. Neanche le parole e i racconti delle belle giornate trascorse insieme da parte del bambino sono bastati a farle cambiare idea su di me. (...) Non è mai capitato che facessimo qualche vacanza o almeno una gita, infatti entrambi i genitori lavoravano troppo. Tutti i posti che ho visitato in Svezia sono sempre stati organizzati da me e dai miei amici. Il bambino si è subito affezionato a me ed è solo per lui che ho resistito un mese senza riposo e a lavorare tutto il giorno.
Purtroppo, non ho potuto nemmeno frequentare un corso di lingua e non avevo molto tempo per studiare. Inoltre i genitori parlavano inglese quando mi dovevano dare istruzioni o spiegare qualcosa perchè era più semplice per me capire. Ho un migliorato po' lo svedese cercando di imparare qualcosa dal bambino e dai miei amici, ma non ho migliorato la lingua come avrei voluto.

La misura era colma e ho deciso di andare via prima del previsto

Poi, verso i primi giorni di agosto, l'au pair che avevano avuto l'estate precedente è venuta a trovarli. Mi ha detto che lei non doveva assolutamente lavorare così tanto e che le avevano persino dato il tempo necessario per seguire un corso di lingua svedese. Mi sarebbe piaciuto avere anch'io questa possibilità, mi sarebbe stato utile visto che lo studio all'università. Dopo questo episodio e dopo che la mamma aveva iniziato a criticare ogni cosa che facessi anche di fronte al bambino o ai membri dello staff del ristorante, ho deciso che non poteva continuare così anche nel mese di settembre. Così ho detto che dovevo tornare a Venezia il mese di settembre per sostenere alcuni esami importanti e abbiamo deciso di comune accordo che il 31 agosto me ne sarei tornata in Italia. 

Mi sono comunque divertita e ho talmente nostalgia che ho deciso di sperimentare la Svezia d'inverno!

Appena sapevo di avere del tempo libero, seppur limitato, mi precipitavo dai miei amici svedesi con cui ho visitato Stoccolma e appreso di più su questa cultura! Un paio di sere ho anche avuto la possibilità di frequentare la vita notturna e ho ancora in mente momenti bellissimi passati insieme ai miei amici che mi procurano nostalgia. Alla fine di questa esperienza ho invitato tutti a venirmi a trovare a Venezia e per il mio compleanno che capita in pieno inverno vogliono regalarmi il biglietto aereo e la loro ospitalità in modo da poter sperimentare la Svezia anche d'inverno! Non vedo l'ora!

Nonostante i problemi, un'esperienza bellissima: ecco i miei consigli agli au pair

Nonostante sia tornata in Italia solo da tre settimane, la famiglia non mi ha più né scritto né chiamato. Io ho mandato un messaggio una volta atterrata a Venezia, al quale hanno risposto e ho mandato gli auguri per il compleanno della mamma, ai quali non ho avuto risposta. Devo aggiungere che nonostante i problemi avuti con la mamma è stata un'esperienza bellissima che non vedo l'ora di ripetere magari sempre durante il periodo estivo e con una famiglia un po' meno impegnativa. Il consiglio che mi sento di dare agli au pair che cercano famiglie ospitanti è quello di chiarire bene le ore lavorative e i compiti da svolgere. Assicuratevi inoltre di avere abbastanza tempo libero per uscire, svagarvi, studiare e visitare il vostro paese ospitante! Le au pair non sono schiave da tenere in casa e sfruttare, ma delle figlie e soprattutto delle semplici ragazze pronte a lavorare, ma anche ad avere il giusto tempo per riposarsi e apprezzare di più il paese ospitante!

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